K’IN:232 – Sono un numero inventato

SONO UN NUMERO INVENTATO (AUTOPRODUZIONE).

Testo di Massimo Parducci (voce). Arrangiamenti: Massimo Parducci e Marco del Sarto (chitarristi), Luca Bresciani, batteria, basi sonore e tecnico de suoni. Pino la Rocca ,basso. Sara Milazzo (cantante principale del Gruppo), per scelta di tutti, è solo intervenuta nelle correzioni del testo: considerato il racconto della canzone abbiamo condiviso di dare spazio ad’ una sola voce maschile,

 

La nascita del brano.

 

Abbiamo pensato di creare un brano che richiamasse l’attenzione al disagio psichico, disagio ampiamente diffuso nell’attuale “civiltà globale”.

 

Infatti, nonostante esista un passato ricco di ricerca scientifica e al contempo vi è stata una forte evoluzione culturale dell’approccio generale nei confronti dei disagiati psichici, l’Organizzazione mondiale della sanità avverte: “entro il 2020 i disturbi depressivi saranno la seconda causa di disabilità lavorativa dopo le malattie cardiovascolari, disturbi che in tutto il mondo già oggi colpiscono ogni anno  piu’ di 350 milioni di persone”.

Durante la nostra ricerca creativa sul tema, ci siamo “innamorati” della storia di NOF4, (Nannetti Oreste Fernando) uomo che ha passato gran parte della sua vita all’interno di manicomi: ci siamo soffermati in particolare nella vita di Nof trascorsa tra il periodo che va dal 1948 al 1968 (Nannetti morì nel 1994).

 

La storia di NOF4, è molto significativa ed interessante dal punto di vista umano ed artistico: a noi ci ha in particolare trascinati all’interno di una delle tante grandi incognite alle quale siamo tutti esposti: cosa significa essere psicopatici e/o malati mentali, come lo si diventa, lo possiamo diventare tutti, lo siamo tutti ecc..?

 

La psichiatria in generale fa una sua sintesi:

 

NESSUN COMPORTAMENTO BUONO O CATTIVO CHE SIA, PUO CONSIDERARSI UNA MALATTIA….

 

La domanda seguente per noi è stata questa: esiste o meno un nesso non casuale, che crediamo indubbiamente sia gestibile intellettivamente dall’uomo, tra l’organizzazione politica e sociale della nostra “civiltà” e l’aumento dei disagiati psichici?

 

Anche qui NOF ci ha aiutato….

Negli anni di degenza all’Istituto Ferri di Volterra, Nannetti incise una serie di graffiti sugli intonaci del complesso, utilizzando le fibie delle cinture che facevano parte della divisa degli internati.  Uno, lungo 180 metri e alto in media due, correva intorno al padiglione dell’istituto. L’altro, lungo 102 metri e alto in media 20 centimetri, occupava il passamano in cemento di una scala. I due cicli erano organizzati come un sorta di racconto per immagini.

In questi graffiti sono rappresentate da NOF tante cose: quello che ci ha colpito è stato il suo spirito di osservazione dei fenomeni interni al manicomio che però sono imputabili anche a fattori necessariamente esterni. NOF fa una statistica sulle cause della mortalità avvenute nel manicomio di Volterra: noi abbiamo capito che il “Rancore” è al primo posto. Il nostro brano “sono un numero inventato” prova in qualche modo a dare voce a quel rancore, rancore che crediamo essere facilmente alimentabile da una società “volutamente e talvolta drammaticamente competitiva” come lo è la nostra.

 

LA BAND

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Partiamo da K’IN:232… Nome bizzarro, strano, che non passa inosservato. Nome che nasce da una ricerca introspettiva condivisa dai tre fondatori iniziali (Massimo Parducci, Luca Bresciani e Sara Milazzo). Si tratta, in estrema sintesi, di presupposti concettuali e filosofici riconducibili ad antiche culture del centro America: quelle dei Maya e quella dei Toltechi. Il titolo dell’album, Quetzal, nasce con precisi riferimenti all’omonimo uccello che vive nelle alture dell’America centrale. Molte popolazioni del centro America, attribuiscono a questo uccello il nome di “uccello simbolo della Libertà”.

Il quetzal preferisce infatti lasciarsi morire di fame piuttosto che trovarsi in condizione di prigioniero.  Le canzoni dell’album richiamano spesso il valore della libertà, valore che non viene più amato dai molti “pavidi e languidi” del mondo moderno. Nonostante questi continui rimandi alla cultura sudamericana la band suon aun genere musicale che è riconducibile tendenzialmente alla tradizione italiana del Pop Rock e del Rock anni 80.

Antonio Bacciocchi

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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Una risposta

  1. R.L. ha detto:

    Grandi K’in 232, sonorità in evoluzione, complimenti, messaggio chiaro e musica fatta davvero bene!!!

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