Oscar 2016

Oh finalmente Leonardo Di Caprio ha vinto l’Oscar! Bravo, bravissimo, come sempre, ha perso il turno troppe volte per film bellissimi e quella di Revenant non è forse la sua migliore interpretazione (intendiamoci, anche qui è superlativo), ma questa volta l’algido Leo è arrivato a bordo della corazzata Iñárritu, che non sbaglia un colpo. Ottima la dedica del suo discorso, un’esortazione a prenderci cura del nostro pianeta:”: “Per girare The Revenant abbiamo dovuto andare quasi al polo. Il 2015 è stato l’anno più caldo della storia, i cambiamenti climatici sono una realtà che sta accadendo adesso, dobbiamo smettere di procrastinare, bisogna agire per l’umanità e per le comunità indigene, per i figli dei nostri figli, le cui voci sono poste sotto silenzio dall’avidità di pochi”.

La cerimonia di quest’anno, un po’ sottotono (ridateci Neil Patrick Harris per favore), ha avuto in sé una nota di novità: la musica era davvero bella. In mezzo a un po’ di patina fanèe, gli Oscar 2016, grazie a Mad Max: Fury Road, sono stati rock, forse un po’ punk, a tratti hardcore.

Andiamo con ordine.

Cinque le candidature per la miglior canzone, per la prima volta in 88 anni di storia degli Academy Awards, due fra i brani in gara sono stati realizzati per documentari; inoltre, nel bel mezzo della polemica della scelta total white dei candidati, proprio in questa categoria la nomination di The Weeknd, nome d’arte di Abel Tesfaye, è da considerare un’importante eccezione. Tra l’altro il cantante canadese è stato candidato per 50 sfumature di grigio, filmaccio bocciato a tutto tondo, vincitore di ben sei Razzie Award.

Gli altri candidati erano J. Ralph per Manta Ray, struggente documentario sull’ultimo volatile Kauai O’o di sesso maschile rimasto al mondo, David Lang con la sua Simple Song #3, unico brano classico nella selva pop, per il film Youth, quindi Lady Gaga con Til It Happens To You, in cui ha descritto lo stato psichico in cui cadono le vittime di uno stupro, protagonista proprio nella notte dell’Academy Awards di una performance stratosferica e Jimmy Iovine e Sam Smith con Writing’s On the Wall, tratta dall’ultimo 007. Duro a morire il vecchio James Bond, strappa, tre anni dopo Adele, un altro Oscar per la canzone, dimostrazione della innata capacità di restare al passo con i tempi. Peccato che la performance sul palco non sia stata chissà che, perché se il premio si fosse deciso quella sera, Lady Gaga avrebbe fatto incetta. Nel suo discorso di ringraziamento Sam Smith ha dedicato il premio alla comunità LGBT.

Sempre in tema di musica, fra un premio e l’altro ecco salire sul palco un ospite speciale che, per chi scrive, rappresenta un pezzo di cuore. Si tratta di Dave Grohl, leader dei Foo Fighters (ma anche mitico Nirvana) che ha eseguito Blackbird dei Beatles, con chitarra sola, nel momento “in memories”, mentre dietro di lui scorrevano le immagini di coloro che non sono più: momento toccante, davvero poetico, che strappa qualche lacrima quando compaiono Ettore Scola, Leonard Nimoy, Alan Rickman e David Bowie. Potere evocativo della musica.

https://www.youtube.com/watch?v=XpC46QNMuns

Quest’anno, poi, sono da segnalare due altri vincitori che hanno un legame stretto con il mondo della musica. Sorpresa nelle categorie “miglior documentario” e “miglior editing del suono”, nel primo caso vince Amy dedicato a Amy Winehouse, diretto da Asif Kapadia, nel secondo vince Mad Max: Fury Road con il fondamentale contributo di Kira Roessler, ex bassista dei Black Flag e componente del duo sperimentale Dos (l’altro è Mike Watt, bassista dei rinati Stooges, nonché ex Minutemen e Firehose). Mad Max si porta a casa cinque statuette e passa alla storia per il chitarrista fiammeggiante che suona quasi sospeso su un veicolo in corsa. Lui è Iota, nome d’arte di Sean Hape, molto famoso in Australia che ha suonato con una chitarra che si deteriorava ogni giorno di più per il calore del deserto della Namibia, luogo delle riprese. Palese il tributo ad Angus Young per il pantaloncino corto come costume di scena…

Infine e anche finalmente, il palco del Dolby Theatre di Hollywood è stato tutto suo, di Ennio Morricone. Introdotto da un commosso Quincy Jones, il maestro romano stringe fra le sue mani il premio più ambito, lo dedica alla moglie Maria con un discorso tutto in Italiano, tradotto in Inglese dal figlio Giovanni: “ Non c’è una musica importante senza un grande film che la ispiri”. Il film è The Hateful Eight di Quentin Tarantino ed Ennio Morricone è, senza dubbio, il Beethoven o il Mozart di oggi.

Musica Maestro.

 

Elena Miglietti

Elena Miglietti

Giornalista, appassionata di Medioevo e pallavolo, scrive favole. Per Coop ha coordinato per diverso tempo la redazione piemontese del periodico Consumatori, essendo anche membro della redazione nazionale. Da anni racconta l'esperienza delle cooperative Libera Terra, che lavorano le terre confiscate alla malavita dell'entroterra corleonese. E' fra i promotori del S.U.S.A. Collabora con Radiocoop dal 2010.

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