ALESSIO LEGA – Ambaradan

diretto da riccardo pittaluga

Ambaradan è una canzone scritta sulle stragi perpetrate dal colonialismo storico italiano, ma cantata pensando al razzismo di cui oggi molti italiani si fanno bandiera.

Il video è stato girato NON CASUALMENTE a Bologna nell’XM24 Spazio Sociale autogestito a rischio di sgombero.
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alessio lega | voce, chitarra
francesca baccolini | basso elettrico
guido baldoni | fisarmonica
rocco marchi | chitarra elettrica
enzo cimino | batteria
registrato e mixato da roberto passuti ! spectrum studio di bologna

Ambaradan‘ è un ‘perfido’ tormentone estivo! Una parola divertente del nostro linguaggio, che usiamo per significare un allegro disordine, una compagnia fragorosa. In realtà il suo profumo esotico viene da una zona dell’Etiopia, dove le truppe coloniali italiane ingaggiarono cruente battaglie e compirono orrende stragi. ‘Ambaradan’ è perciò una canzone con una musica ritmata e allegra, un incedere da tormentone radiofonico, e con un testo nutrito di humor nero, di Storia e di frecciatine al razzismo passato e presente.

Usa queste parole Alessio Lega per presentare il video che lancia il primo estratto dal nuovo disco “Mare Nero” in uscita il prossimo 6 giugno.

Il clip è firmato da Riccardo Pittaluga, giovane regista che su Alessio Lega ha già girato un documentario (“Più vivi che morti” 2013), e mescola atmosfere scure e tribali a soldatini giocattolo che – mentre la geografia coloniale brucia – ingaggiano battaglie con i miti della bonomia italiana: pasta, mozzarelle…

Ambaradan” è stato girato negli spazi dell’Ex Mercato di Bologna, oggi XM24, Centro Sociale attivissimo nella controcultura nazionale, oggi pesantemente a rischio di sgombero. La scelta non è casuale: Alessio e compagni ritengono così di portare solidarietà e sostegno a una realtà che costruisce pensiero critica e reale attività antirazzista.

Mare Nero” è il primo disco di Alessio Lega – Targa Tenco 2004 per la Migliore opera prima – senza un filo conduttore preciso, opera nonostante ciò tutt’altro che sfilacciata, poiché le canzoni del cantautore leccese-milanese hanno dalla loro la forza della Storia che diventa una sequenza di storie di eroismi, amori, opposizioni, resistenze e libertà. Vicende che diventano carne viva e accadimento da condividere grazie alla densità di un artista con l’esperienza raffinata e popolare dello studioso (ovvero del ricercatore, del divulgatore, dell’innamorato) e l’urgenza di chi non può fare altro che scrivere, raccontare, cantare. Dipingere il “ritratto di un inferno bello mosso” come recita il sottotitolo del disco, contenente due riletture altrui (una di uno brano di Dario Fo e Fiorenzo Carpi e l’altra di Paolo Pietrangeli) e l’omaggio a dir poco commuovente a Enzo G. Baldoni di “Zolletta”.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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