GEORGE MARSHALL – Skinhead nation

Originariamente pubblicato nel 1997, è un’evoluzione e una rifinitura del precedente lavoro di George Marshall (esponente e studioso della scena skin britannica) “Spirit of 69” (qui recensione e intervista al traduttore Flavio Frezza, in questo nuovo libro affiancato da Letizia Lucangeli: http://tonyface.blogspot.com/2019/05/george-marshall-spirit-of-69.html).
Si parla della scena SKINHEAD britannica con riferimenti specifici a quella americana, tedesca, norvegese ma in generale il focus è sul significato della (sotto)cultura in oggetto.

Ci sono importanti precisazioni e approfondimenti (“Se non fosse stato per gli skin per il movimento del 68/69 non credo che il reggae sarebbe mai finito in classifica. Bob Marley non avrebbe mai avuto tanto successo se non fosse stato per i giovani bianchi della classe operaia” – Toast della fanzine “Tighten Up”).

Ad esempio come gli skin fossero in giro già molto prima del fatidico 1969:
“Iniziai a vedere degli skin in giro a metà dei 60, probabilmente nel 1966…le origini degli skinhead risalgono all’epoca mod, si evolse a partire da lì, quando i capelli incominciarono ad essere sempre più corti”.

Altrettanto interessante l’osservazione relativa all’uso che i media hanno sempre fatto delle culture giovanili:
“Ho visto con i miei occhi giornalisti fare correre gli skin su e giù per la spiaggia – Correte da questa parte, correte da quell’altra – E poi tre giorni dopo sui giornali: “Gli skinhead causano disordini”.

E poi la reiterata conferma che lo stile skinhead è una diretta filiazione di quello mod e che come quello ha continuato ad evolversi.

Più controversa e ambigua la posizione nei confronti dell’estrema destra, legata alla scena, che l’autore condanna in quanto posizione politica (che dovrebbe essere aliena dal giro skin) ma che, talvolta arrampicandosi sugli specchi, finisce in qualche modo di tollerare e giustificare:
I ragazzi della working class sono sempre più alienati. Il sostegno all’estrema destra è decisamente legato a questo senso di alienazione ma inveve di fare i conti con ciò che lo genera – ignoranza, disoccupazione, abitazioni non dignitose,povertà, discriminazione – il potere cerca di aumentare ulteriormente proprio quel senso di alienazione. I ragazzi bianchi sono nelle stesse condizioni dei neri svantaggiati…se sei bianco, vivi con il sussidio in un appartamento pieno di muffa e ti vengono a dire che qualcuno ha ottenuto il lavoro che volevi per nessun’altra ragione se non perché quel qualcuno è nero, la faccenda può essere interpretata come razzismo alla rovescia”.

La posizione “apolitica” di George Marshal, a difesa del “culto” skin è più volte ribadita:
“Nessun altro culto giovanile è sottoposto alla stessa quantità di stronzate. L’estrema destra è da biasimare per aver preso di mira il culto skinhead e in questo è stata aiutata e incoraggiata dai mass media che costituiscono il suo strumento di reclutamento numero uno. La sinistra non è da meno, poichè alcuni suo settori preferiscono tenere allegramente il mito dello skin sempre e comunque nazista, piuttosto che affrontare la realtà dei fatti. Infine lo stesso biasimo va ai molti skinhead che hanno incarnato lo stereotipo mediatico e hanno permesso alle proprie convinzioni politiche di violare le tradizioni del culto”.

Al di là delle posizioni dell’autore (esplicitate oltre 20 anni fa), il libro è più che interessante ed esaustivo per comprendere l’anima e la sostanza della cultura SKINHEAD, lontani da ogni manipolazione o sensazionalismo.

Antonio Bacciocchi

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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