Italia Skins di Flavio Frezza

E’ nota e ovvia la complessità nell’addentrarsi nelle cosiddetteSOTTOCULTURE senza correre il rischio di peccare di superficialità e approssimazione.
Tanto più se nascono e sviluppano “dal basso” sono infinite le sfumature, gli aspetti indefinibili, le particolarità impossibili da riportare correttamente a chi non ha vissuto o vive l’esperienza in maniera diretta.
Ancora di più se parliamo della cultura SKINHEAD, una delle più osteggiate e male interpretate, soprattutto a causa delle note derive nazi/fasciste e della triste fama di violenti, aggressivi e provocatori.
Flavio Frezza, da protagonista, riesce a restituirci invece un quadro attendibile, preciso, cronologico, didascalico, alla stregua di un saggio sociologico.
Il tutto in maniera lucida e distaccata.
Non facile quando si deve affrontare la profonda spaccatura tra chi andò a destra e chi a sinistra e chi cercò la “salvezza” nel concetto di “apolitico”.
Ma in queste pagine ad esempio si chiarisce una volta per tutte che glioriginal skins non erano razzisti ma neppure troppo politically correct (come si dice oggi) e morbidi nei confronti dei pakistani ma come, allo stesso modo, certi episodi di violenza non fossero riconducibili ad una collocazione politica ma ad un contesto sociale, di strada, di quartiere.
Un testo essenziale per capire nel migliore dei modi la natura e l’origine di un movimento che ha vissuto fasi alterne, soprattutto in Italia, dove arrivò per la prima volta agli inizi degli anni ’80, grazie all’insegnamento di gruppi come Nabat, Rough, Dioxina, Ghetto 84, Rip Off, Klasse Kriminale, SS 20 e tanti altri.
Altrettanto interessante la seconda parte del libro dove a parlare sono una trentina di skins ed ed ex skins italiani (peraltro ritratti in suggestive foto in bianco e nero alla fine del libro), ricordando, in modo schietto e senza peli sulla lingua la loro esperienza e soffermandosi sulle varie scene locali, sulla politica, le droghe etc.
Divertente, talvolta (positivamente) straziante, una testimonianza preziosissima.

Antonio Bacciocchi

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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