L’ALBERO – Solo al sole

Una vera e propria dichiarazione d’amore per la musica italiana, un intimo viaggio per ritrovare la delicata poesia del cantautorato più puro, onesto e autentico.

“Solo al sole” è il nuovo disco di Andrea Mastropietro – in arte l’Albero – uscito il 13 novembre 2020 per Santeria Records con distribuzione Audioglobe.  

Le canzoni servono per viaggiare, non per piantare radici. Dichiara l’Albero. C’è stato un momento in cui la musica italiana era un razzo, una navicella lanciata in alto.  Tra restare dove si è e farsi un giro nello spazio, sarebbe sempre preferibile la seconda opzione. 
Ed è così che l’Albero ci lancia nella fulgida costellazione della musica italiana fino ad atterrare sul suo personalissimo pianeta.
Al centro del suo universo musicale, chitarre acustiche, sintetizzatori analogici, sax (dichiarato omaggio a James Senese e al suo lavoro con Pino Daniele) e, soprattutto, la voce: una voce capace di chiamare, di portarci altrove. Classica e nuova allo stesso tempo, a tratti celestiale e mistica, appartiene agli Anni Settanta così come agli Anni Duemila, è proprio la voce di Andrea il fil rouge che unisce tutti i pezzi dell’album.

Parole calibrate e potenti si incontrano tra le atmosfere rarefatte del disco, interamente scritto e arrangiato e prodotto da Andrea.
Sull’ispirata scia del disco di debutto “Oltre quello che c’è” (2016 Technicolor Dischi), accolto positivamente da pubblico e critica per la capacità di unire una vocazione musicale anglosassone con la tradizione musicale italiana, e anticipato dal singolo e title track “Solo Al Sole”, l’album vuole fondere insieme la miglior scuola cantautorale del nostro Paese e influenze sonore di richiamo internazionale.

Nel disco la fascinazione per ciò che è stato della musica e della cultura italiana rivive non in senso nostalgico e malinconico, ma come ispirazione e spinta a rendere migliore quello che si fa oggi. Ciò che è stato può rivivere. Vita nuova dalla cenere, come canta l’Albero stesso nella title track.
Ecco quindi che nell’album riecheggiano i mondi sonori costruiti dai grandi cantautori italiani: il Battiato intimo e lirico, al tempo stesso terreno e spirituale, de “L’era del cinghiale bianco”;  il De Gregori di “Bufalo Bill”; il Battisti degli Anni Settanta; Luigi Tenco, omaggiato anche nella traccia “Dalida”; l’uso della voce di Pino Daniele; in alcuni momenti, ad esempio nell’ultima traccia, “Parlami di te”, Demetrio Stratos e il prog italiano degli Anni Settanta.

Artisti diversi ma accomunati dall’aver saputo coniugare l’esprimersi in Italia e in italiano con influenze provenienti dalla musica internazionale.
Suggestioni musicali cosmopolite d’altra parte impregnano anche lo stile compositivo dell’Albero, in virtù anche del suo trascorso nei The Vickers, band con la quale ha suonato in tutta Europa, salendo su prestigiosi palchi come quello del Primavera Sound di Barcellona: l’amore per la psichedelia alla Tame Impala e le sonorità brit Anni 90 si coniugano a rimandi a delicati maestri della canzone come Elliott Smith Nick Drake.

Gli 11 brani che compongono il disco viaggiano tra la realtà più cinica e il bisogno di qualcosa di più alto e spirituale, tra l’immobilità e la fuga, tra il distacco dall’attualità e la sua ostinata presenza, tra sogni ancora accesi e speranze mancate. Una ricerca continua della poesia, ossigeno della vita, unico modo per accettare una vita spesso dura e irrequieta. Scegliere la musica come proprio mezzo espressivo, afferma Andrea, comporta aver fatto i conti con sé stessi, guardarsi dentro, piacersi, non accettarsi, buttarsi via e riprendersi, e così via in questo dualismo infinito tra ciò che è bene e ciò che è male. 
A stemperare scherzosamente l’intensità esistenziale del disco, i due pezzi strumentali dell’album, “Noia e illuminazione” e “Il mattino ha l’oro in bocca”.

In “Solo al Sole” l’Albero non nasconde nulla: la sua è una confessione dell’anima, dove tutto è detto, anzi cantato. Proprio come quando si rimane soli al sole: senza possibilità di riparo, un po’ ci si brucia, un po’ si sta scomodi, un po’ si pensa ad andare via e tornare a casa.

Antonio Bacciocchi

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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