Settembre 2023. Il riassunto del mese

Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.

Nel mese di settembre 2023 abbiamo recensito 40 ALBUM e presentato 96 VIDEO.

Dall’inizio dell’anno RadioCoop ha recensito 359 ALBUM, 259 SINGOLI e presentato 772 VIDEO.

ALBUM

AL VOX – La Ballata di Christiane

Molto interessante e personale il percorso del cantautore genovese che calpesta le orme della musica d’autore italiana più anomala, visionaria e iconoclasta. Ci sono, su basi folk blues, le lezioni di, soprattutto, Enzo Jannacci, ma anche Bruno Lauzi e Giorgio Gaber (e, perché no?, il primo De André). Le due canzoni sono distintive e intriganti e lasciano presagire per l’artista un futuro roseo.

ALL COASTED – Never Ending Puppet Show

Otto anni di attività e una discografia già cospicua e sempre interessante per la band vicentina che torna ai consueti ritmi supersonici tra NoFx (omaggiati anche nella grafica di copertina), Lagwagon e Bad Religion. Hardcore melodico e potentissimo, suoni eccellenti, canzoni riuscite e ben costruite, tanta urgenza e spontaneità in ognuno dei cinque brani. Pump Up the Valuum!

AREVORTIK – Preludio

Attiva dal 2012 e con all’attivo un album e alcuni singoli, torna la band tarantina con un ep che alterna momenti semiacustici di notevole atmosfera e intensità con brani di corposo alt rock a cui si aggiungono elementi elettronici mai invasivi. Le canzoni sono molto curate e ben composte, arrangiamenti sempre azzeccati, ottimo l’uso della voce per cinque brani con ottime potenzialità commerciali.

GLI AVVOLTOI & STENO – Un Uomo Rispettabile / Scenderemo Nelle Strade

Due leggende della musica bolognese e italiana insieme per un incontro estemporaneo su 45 giri: Steno, voce della Oi! band dei Nabat si unisce alla storica neo beat band degli Avvoltoi. “Uomo rispettabile” è la versione italiana di “A well respected man” dei Kinks, tradotta dai Pops nei Sessanta, da sempre presente nel repertorio degli Avvoltoi, impreziosita qui dalla voce ruvida di Steno, autore di quello che è diventato un classico del punk nostrano, “Scenderemo nelle strade” che in questa versione assume vesti garage beat che, sorprendentemente, si adattano alla perfezione al taglio compositivo del brano. Bellissimo tutto!

BATTISTA – La fogna del comportamento

Il cantautore abruzzese non ha mezze misure nella sua proposta rock aspra e abrasiva, con testi provocatori, cinici, a tratti perfino violenti. Un album convincente nella sua peculiarità e originalità. ben prodotto e altrettanto sapientemente composto, farà breccia nei cuori di chi apprezza il rock alternativo più crudo.

BELZER – Un elegante disastro

Il terzo album della band genovese è un lavoro riuscito, pensato a lungo, che gronda maturità compositiva e cura per arrangiamenti e modalità esecutiva. Gli undici brani sono ascrivibili all’ambito cantautorale, arricchito da una vena pop rock, da un approccio lirico malinconico, da un’anima indie che permea il tutto, che riporta alla mente le felici esperienze di gruppi come Virginiana Miller e, a tratti, Baustelle. Ben fatto.

PIETRO CIANCAGLINI – Consecutio

Il contrabbassista e bassista romano, accompagnato da Pietro Lussu al Fender Rhodes e al pianoforte, Armando Sciommeri alla batteria e alla voce di Chiara Orlando, ci regala un album di qualità eccelsa (esecutiva in primis) soprattutto da un punto di vista compositivo e stilistico. Un album eclettico in cui l’anima jazz mischia una una visione classica con una attualissima e moderna, guarda al funk come a ritmi e suggestioni brasiliane, parla un linguaggio fresco, fruibile, innovativo. Molto interessante, completo e riuscito.

COPPOLA – Le confessioni

L’esordio del giovane cantautore romano lo coglie in versione già più che matura, con liriche intense che “riflettono la lotta tra il desiderio di mostrare la propria vera natura al mondo e l’insicurezza che porta a custodire questa autenticità nel proprio intimo”. Il sound si destreggia tra atmosfere acustiche e tratti più rock ed elettrici, un incedere talvolta enfatico ma sempre ben calibrato ed efficace che ben si inserisce nel classico mood della canzone d’autore italiana. Una buona partenza.

DAYGLO DEMONS – Lopsided junk

Nuovo ep con sette brevi brani per l’eclettica creatura pugliese. Le atmosfere passano dallo psychobilly a sonorità funk, hardcore punk, sperimentali, in un calderone di grande varietà stilistica, inclusa una versione garage/Crampsiana di “Don’t bring me down” dell’Electric Light Orchestra. Un lavoro molto curioso e stimolante.

ROSSANA DE PACE – Fermati Mondo

Un piccolo gioiello di grazia, raffinatezza, personalità, attraverso cinque brani in cui convergono canzone d’autore, elettronica, inflessioni di folk tradizionale pugliese (sua terra d’origine), world music (la title track potrebbe stare in un album di Meshell Ndegeocello). A cui unisce una voce dal timbro pulito, lineare, fresco che a tratti riporta alla prima Cristina Donà. Eccellente.

DEATH MANTRA FOR LAZARUS – DMFL

Secondo album per la band pescarese con sette brani prevalentemente strumentali che gravitano nel più classico ambito post rock, a cui si aggiungono influenze prog e una costante atmosfera psichedelica che permea il tutto (soprattutto in “Marbles”). Un lavoro scritto ed eseguito con competenza e personalità, ottimi brani, arrangiamenti essenziali ma efficaci.

DOME LA MUERTE EXP – Il Santo

Dome La Muerte è uno dei personaggi più iconici della scena underground rock italiana, attivo fin dagli anni Settanta in decine di progetti musicali. In questa ennesima incarnazione artistica si dedica al classico sound “Spaghetti Western”, caro alle colonne sonore di Ennio Morricone ma in cui entrano anche influenze surf, atmosfere Tex Mex, organo Hammond, immagini che evocano grandi spazi desertici. Nel vinile una bonus track con la partecipazione straordinaria di Hugo Race. Un album molto curato, quindici brani di grande effetto e forza espressiva e un sound ormai poco praticato, ripreso con competenza, personalità e padronanza della materia.

DOR – In circle

Il progetto solista del chitarrista Francesco Fioretti (voce e chitarra) si è arricchito dell’aiuto di uno stuolo di valenti collaboratori, tra i quali Mario Di Battista (Ulan Bator) voce e basso, Alessandro Vagnoni (Bologna Violenta, Drovag) chitarra e synth e Gabriele Uccello (Affluente) alla batteria e fisarmonica. L’album è di difficile collocazione e indefinibile (il che è un pregio) muovendosi tra svariate influenze unite da un filo conduttore dal sapore esoterico, tribale (“The grave” in particolare), misterioso, avvolgente, a tratti funereo. La definizione di “folk apocalittico” (vedi Ianva, pur se, soprattutto filosoficamente, ascrivibili ad ambiti diversi) si addice ma lo spettro operativo di Dor è molto più ampio e variegato. Lavoro originale e personale, accattivante e intrigante.

TEO EDERLE – Fishes

Accompagnato da Enrico Terragnoli (chitarra e altre diavolerie), Nelide Bandello (batteria), Stefano Menato (sax e clarinetto), Davide Veronese (tromba), il  bassista e compositore veronese sforna un album potente e articolato che viaggia nei territori complessi del jazz rock contaminato, che fu prerogativa di nomi tutelari come Area e Frank Zappa. Ci sono anche una solida venatura funk, inflessioni prog, aspre pennellate free jazz, rock e tanto altro in un’avvolgente modalità di “musica totale”. Suonato con passione e grande trasporto, un eccellente lavoro.

EGO59 – Tempi così

Il secondo album della band modenese parla un linguaggio molto chiaro e diretto: un solido e classico rock dalle frequenti contaminazioni hard e heavy ma che sa aprirsi anche ad atmosfere più melodiche e meno aggressive. Arrangiamenti e scelta dei suoni sono perfettamente pertinenti a un ambito che è palese che la band conosca molto bene, per come lo maneggia con estrema competenza. Sia stilistica che esecutiva. L’album viaggia sempre spedito, fresco, energico ed evidenzia notevoli possibilità commerciali.

EGON – Lasciarsi cadere

La band sarda, attiva da otto anni, sigla il quarto album della carriera proseguendo il cammino sonoro che spazia in un torbido mondo dalle tinte oscure che odora di anime malate e tormentate. Shoegaze, post punk e dark wave sono le impronte più riconoscibili con echi di Marlene Kuntz, Diaframma (“Del tutto identici ai tuoi”), Theatre of Hate, un pizzico di Afterhours ma che sa anche entrare nella canzone d’autore (vedi le atmosfere acustiche di “M87” e quelle malinconiche della conclusiva “Cadrà dolce la pioggia”). Un lavoro complesso e articolato, ricco di riferimenti poetici e culturali, denso, maturo, intenso. Ottimo.

CLAUDIO GIAMBRUNO – Overseas

Il prestigioso sassofonista e compositore Claudio Giambruno si attornia di tre talenti di primo piano del panorama jazzistico nazionale: Andrea Rea (pianoforte), Dario Rosciglione (contrabbasso) e Amedeo Ariano (batteria). I nove brani dell’album si avvalgono di quattro composizioni originali e cinque omaggi ad altrettanti valenti compositori tra cui spicca l’introduttivo, funambolico hard bop di “Lu’s Bounce”, firmato dal giovane genio di Dan Nimmer, l’autografa “Thinkin’ before swinging” e il travolgente samba jazz di “Ginza Samba”. Esecuzione impeccabile, si avverte la gioia e l’energia di suonare insieme, che permette alla band di viaggiare alla velocità dell’ottimismo. Gran bel disco.

PIETRO GIRARDI – 5 Songs in 5 Genres

Il pianista e compositore veneziano ci si cimenta in cinque brani che spaziano tra atmosfere latine, swing, jazz, tropicalismi, riportando alla mente i primi passi di Jamie Cullum. I brani sono sempre bene arrangiati e ricchi di groove e l’ascolto gradevolissimo.

GIVE VENT – Everything Happens at the Same Time

La band emiliana ha alle spalle una discreta discografia, accumulata nei dieci anni di attività. I dieci brani autografi del nuovo album fanno riferimento a punk e post punk, con una matrice di aspro folk. Ritmica arrembante, voce che evoca da vicino il Perry Farrell dei Jane’s Addiction, suoni new wave, attitudine aggressiva, per un album che soddisferà i cultori dell’ambito, che troveranno originalità e personalità.

HUMAN COLONIES – Kintsukuroi

Torna la band lombarda, a quattro anni di distanza dall’ultimo ep, con un album di sette brani che evoca la migliore stagione shoegaze, con una pennellata di post punk e una verve, a tratti, quasi punk rock. Siamo dalle parti dei My Bloody Valentine e, a livello strettamente sonoro e come mood, dei primi Jesus and the Mary Chain. La miscela, sulfurea e inebriante, funziona a dovere. Ottimo album.

JAPANESEGHOSTARMY – Abbey Pazienza

Il duo campano all’esordio sulla lunga distanza discografica dopo un primo ep. Sette brani di post hardcore, alt rock, elementi post rock e noise, eseguiti e composti con particolare inventiva, ben suonati e perfettamente arrangiati. Un album piuttosto interessante e creativo, per una band che ci può regalare in futuro eccellenti sorprese.

JOYELLO – Senfina Milito

Joyello è un prime mover della musica new wave italiana, da cui si è mosso poi in svariate direzioni artistiche e sonore , dagli Eva Braun ai Morrowyellow a Le Madri della Psicanalisi e Peluqueria Hernandez, tra i tanti. A fianco di queste attività più “pop” ha sviluppato da tempo la curiosità e l’approfondimento per la musica sperimentale e d’avanguardia, più nello specifico per la “musique concrete” di Pierre Schaeffer. Il nuovo album lo coglie alle prese con suoni, rumorismo, elettronica, noise, ritmiche trip hop, ambient, new wave, che pennellano un concept contro tutte le guerre, ingiustizie e corruzione, che avvelenano il pianeta e la società, a base di un sound inquietante, ficcante, pieno di tensione e vertigine.

LA FAIDA – Questa non è l’America

Esordio con il botto per la band sardo campana (non a caso immortalano questo particolare aspetto nell’iconico “Riva e Maradona”), con un potentissimo sound a base di solido hard rock che guarda a Guns N Roses e ai nostri primi Vanadium. Ritmica travolgente, chitarre che suonano come uno schiaffo, grande voce, tecnica esecutiva superba, gli ingredienti ci sono tutti per la gioia degli appassionati del genere.

LA JOVENC & NEI SHI – Gardenia (Ten Contemporary Songs In Homage To Billie Holiday)

Difficile accostarsi al repertorio immortale di una delle più grandi voci del Novecento e della storia del blues come Billie Holiday, senza incorrere in scomodi paragoni. La Jovenc (Giovanni Dal Monte) e Nei Shi (Alessandro Petrillo), saltano a piedi pari il problema con una versione di dieci classici rivisitati con il mood blues originario (spesso declinato in questa veste in modalità crooner) ma con il supporto di una base elettronica (ricca di campionamenti) che rende il risultato anomalo, sperimentale e molto interessante (vedi l’aspra e futurista versione di “Strange fruit”). Un lavoro curioso e stimolante.

LITTLE ALBERT – Swamp king

Il chitarrista Alberto Piccolo, contemporaneamente al servizio dei fantastici Messa, si concede una divagazione solista a base di rock blues di sapore anni 70 con retaggi Hendrixiani ma anche con il tocco magico di dimenticati maestri come Mike Bloomfield e uno sguardo più che profondo ai maestri blues. Non mancano divagazioni quasi fusion, funk e qualche acida ventata stoner/psichedelica. Un album potente, poderoso, competente, suonato splendidamente, pieno di idee e groove.

MILENA MEDU – I see you

La cantautrice e produttrice romana torna con uno dei consueti ep che hanno caratterizzato negli anni la sua produzione discografica. I cinque brani, d’impostazione elettronica, hanno un sapore oscuro di derivazione dark wave, un incedere costantemente solenne, dal fascino sinistro. La voce, austera, ha quasi un approccio lirico, la musica è rigorosa e algida. Disco ammaliante.

MAFALDA MINNOZZI – Natural impression

Un lavoro elegante, di gran classe, in cui una lunga serie di classici (dal jazz alla canzone d’autore) vengono rivisitati dalla splendida voce di Mafalda Minnozzi, coadiuvata da una band con i fiocchi, Paul Ricci (chitarra), Helio Alves (pianoforte), Eduardo Belo (contrabbasso) e Rogerio Boccato (batteria e percussioni) e una serie di prestigiosi ospiti, Don Byron (clarinetto), Doug Beavers (trombone), Joe Locke (vibrafono), Michael Wolff (tastiere) e John Patitucci (contrabbasso). Il timbro e il mood prevalenti dei brani (cantati in quattro lingue) sono declinati in chiave latin jazz con palesi influenze brasiliane. Il risultato è gradevolissimo e fruibile, allo stesso modo in cui gli arrangiamenti e l’esecuzione sono di primissimo livello tecnico e creativo.

MUNDIAL – Culacchi

Originalissimo progetto che mischia le radici della musica pugliese con l’elettronica moderna, in un connubio efficace e suggestivo che attinge a palesi elementi di teatralità, recuperando storie e filastrocche antiche, campionando suoni del paesaggio pugliese, editati e trasformati in pattern ritmici. La band, attiva dal 2020, crea una visione sonora personale e raramente sperimentata, che rende il progetto di grande interesse e particolarmente intrigante.

MIKE PAINTER – UFO Theme /Star Trek Theme

La carriera del tastierista milanese è lunga e articolata, dai Four By Art agli Investigators, Il Santo, al Quintetto con Viola Road e tanto altro. Il nuovo 45 giri in puro e raro vinile, rende omaggio alla tradizione delle sigle delle colonne sonore di film e telefilm a tema “spaziale”. “Ufo theme” e “Star Trek theme” sono due travolgenti reinterpretazioni, piene di groove, ritmo, valenza tecnica e giusta attitudine.

PALMER GENERATOR – Ventre

Un lavoro abrasivo, suddiviso in quattro brani strumentali, ipnotici, dai sapori psichedelici ma anche post rock, graffi kraut e math rock. Ci sono echi di Slint e Shellac ma anche tanta personalità e ingegno. Un album che appassionerà i cultori di questi suoni cerebrali perché fatto con cura e creatività.

STEFANO PANUNZI – Pages from the sea

Il compositore e tastierista romano ha un lungo curriculum di collaborazioni prestigiose da  Jakko Jakszyk (King Crimson) a Mick Karn (Japan), Gavin Harrison (Porcupine Tree, King Crimson, The Pineapple Thief), Richard Barbieri (Japan, Porcupine Tree), Nicola Alesini tra i tanti. Il nuovo album lo coglie alle prese con un repertorio autografo di dodici brani che attingono frequentemente dalle band dei vari personaggi (alcuni dei quali presenti in questo lavoro) con cui ha collaborato soprattutto dal prog e la fusion, fino a elementi classici e jazz. Suonato con estrema perizia tecnica, composto con molta cura e ricco di suggestioni originali e accattivanti. Più che ottimo.

TATUM RUSH – Bougainvillea

Un godibilissimo ep di quattro brani interamente prodotto dallo stesso Tatum Rush tra Roma, Milano e Rio de Janeiro a base di un delizioso pop dalle tinte soul dance e con un prevedibile gusto brasiliano che occhieggia a tratti (al piano il celebre pianista brasiliano Jorjão Barreto, che ha suonato con artisti tra i più importanti della musica brasiliana come Gilberto Gil, Caetano Veloso, Jorge Ben, Marcos Valle, Tim Maia, Gal Costa). Il ricordo va all’Alan Sorrenti degli anni in classifica (vedi in particolare “Pelle di luna”) e alle evoluzioni di Enzo Carella. Fresco e solare, più che ottimo.

I SELVAGGI – Alla radio

Torna dopo un lungo silenzio la band veneta con una formula artistico/sonora semplice, lineare, diretta, immediata. Tiro punk rock alla Ramones e Buzzcocks e un’anima beat anni Sessanta in quattro irresistibili brani che non possono non indurre a lasciare immediatamente la sedia e scatenarsi in un furibondo pogo/shake. Divertenti, energici, travolgenti.

SIX IMPOSSIBLE THINGS – The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living

Terzo ep per il duo lodigiano, che prosegue un interessante percorso intrapreso poco più di un lustro fa. Dream pop, un’anima shoegaze, un cuore psichedelico in filigrana, dalle parti di Opal e Mazzy Star, atmosfere autunnali. Un ottimo lavoro che ne conferma la qualità compositiva, espressiva e creativa, originale e personale.

STATO NERO – Zernar: la grande estasi dell’intagliatore

Un concept di poco più di mezzora che ripercorre gli attentati, compiuti da un bombarolo mai identificato, che hanno sconvolto il nord-est italiano tra il 1994 e il 2006. Le voci dei protagonisti si sovrappongono a un’ipnotica base rumorista/elettronica con l’apporto di strumenti musicali (anche autocostruiti) che mantengono l’ascoltatore in uno stato di progressiva tensione. Lavoro ostico, sia da un punto di vista sonoro che espressivo, ma assolutamente efficace e funzionale allo scopo del progetto: non dimenticare.

STARSHIP 9 – Hot music II

Il duo romano composto da Ernesto Cornetta e Fabio Fraschini approda al terzo capitolo (dopo un ep e il primo album) della sua avventura discografica con un nuovo album che prosegue il cammino già tracciato a base di sonorità cinematiche che guardano alla tradizione nostrana dei compositori di colonne sonore per film, da Morricone a Piccioni e Umiliani ma con un taglio attuale e moderno e un costante gusto psichedelico a colorare il tutto. I brani sono sapientemente costruiti, sempre gradevoli, due cover e il resto autografo. Un ottimo lavoro.

THE LAND ON THE SNOW – As Within, So Without

The Land of the Snow è un progetto e stato d’animo di Joel Gilardini (chitarre baritone, elettroniche e drum programming), supportato alle batterie da Jacopo Pierazzuoli. All’attivo una lunga serie di realizzazioni discografiche anche in ambito ambient e sperimentale. In questa veste si muove in un minaccioso contesto doom metal / sludge strumentale con influenze stoner e pennellate psichedeliche. Un muro sonoro feroce e abrasivo che farà la felicità per i cultori del genere.

VINCENZO TROPEPE – Cammisa Janca

Il musicista e autore calabrese vanta una lunga carriera in varie band con altrettante diverse direzioni sonore. Il nuovo album segna l’esordio in veste solista con un rock solido, dalle venature blues e folk arricchito da un originale cantato nel dialetto della sua terra. I nove brani autografi sono potenti, incisivi, convincenti, efficaci. Un lavoro di alta qualità.

MARCO ROVELLI & PAOLO MONTI – Concerto d’amore

Un album denso di collaborazioni ma soprattutto di grande intensità, trattandosi di una serie canti d’amore della tradizione popolare italiana cantati da Marco Rovelli insieme ad alcune voci femminili della scena musicale italiana, e suonati da Paolo Monti. Il parterre degli ospiti è prestigioso: Fausta Vetere della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Mara Redeghieri (ex Üstmamò), Angela Baraldi, Erica Boschiero, Serena Altavilla e Paola Rovai (voce femminile nel live). La parte strumentale è curata da Paolo Monti alle chitarre,  Lee Ranaldo (Sonic Youth), Cesare Basile, Bruno Dorella (OvO, Bachi da Pietra, Ronin), Nicola Alesini, Rocco Marchi, Lara Vecoli. Il risultato è un album originalissimo, profondo, romantico, avvolgente, in cui la tradizione viene rinnovata, senza comprometterne l’essenza originaria.

PEPPE VOLTARELLI – La grande corsa verso Lupionòpolis

Non si conta facilmente l’enorme mole di produzione discografica dell’artista calabrese che dopo avere chiuso l’attività con Il Parto delle Nuvole Pesanti ha intrapreso una gloriosa carriera solista che gli ha regalato soddisfazioni, tre Targhe Tenco e altri riconoscimenti. Il nuovo lavoro prosegue sui sentieri abituali, dove la canzone d’autore si mischia alla tradizione folk, allo swing (“Au cinema”), a intense ballate di sapore blues (“Carizzi”), occhieggia talvolta a Paolo Conte (“Bon Bon Bon”), avvolge, affascina, corteggia e coglie, ancora una volta, il segno. Una garanzia di qualità e spessore.

VIDEO

2&PICCHE feat. Noemy – Dedica, 8B – Circolo provarci, SIMONETTA AGAZZI – Alba nuova, ALTOMARE – Stasera, ARIA – Smile, ARIELE feat. Eramo Nubi – Appuntamento, ARMONIUM – Bambina mia, ARPIONI – El me indiriss – Tucc insem version, ATOM MADE EARTH – Memorial, LUCA BASILE – Dioniso – Atto VII, MIRKO BIANCA – Di nuovo, BILJANA – My paradise, ANITA BRIGHTFLY – Amorevole tu, BURRI – Fiction, GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO – C’era ancora il sole, LUCA CAPERNA – Rimani tu, CAPPIE – Tornerai, CARLUZZI – Atomica, EVA CASSIDY – Time after time, MINO CAVALLO & GAIA SCHIRO’ – Jacarandà, ANNACHIARA CECERE – Lasciati andare, -COBALTO+ – 12 things I forgot, EMANUELE COGGIOLA – Il Tempo Per Me, COMMANDO – Costumini Costumini, MICHELA CORONA – Equidistante, MICHELE CRISTOFORETTI – Sei una st***za, DEATH MANTRA FOR LAZARUS – Church Superdelay, GIUSEPPE DE CANDIA – Oh! Ma ti svegli?, MATTEO DOLCETTI – La formula per stare bene, CAMILLA DOT – Happiness Awaits, EFFETTI COLLATERALI feat.’O ZULU’ (99 Posse) – Sotto Attacco, ELENA & FRANCESCO FAGGI – Una canzone cliché, MATTEO FARGE – Dove atterrerai, THE FIVE FACES – Creuza de ma, DAVIDE GAMMON feat. Noyse (Punkreas) – Arte Varia, GEEPSITY – Migliore amico, DINO SuperDee GEMMANO, ARSINOE’ – Happiness , GABRIELE GENTILE – Come un veleno, GIANT THE VINE – Glass, GOTLAND – Rise, HUMAN COLONIES – AIR 909, KLOOD – It’s A Knock, KRIFAL – FAM, HAMMER prod GAP – L. A. Miami, JANUA – Non te l’ho detto, JOYELLO – Mauer 1961, ISOTTA feat Cannella – Al di là della felicità, LAZZARO – Noi, LELE MI – Lento, LEONE 11 – Broadway dei poveri, LIV CHARCOT – Giocare col tempo, LOST DOGS LAUGHTER – Wrong, LTJ XPERIENCE & PAPIK – Best life, MANUTSA – Un’estate al mare, MARIKA – Iside, MARISOL LUZ – Do U remember?, MARCO MARTINELLI – Einstein non lo sa, SAURO MARTINELLI – Irrational minds, MARZIO feat Nino Triggz – Anima pura, ADRIANO MODICA – La Scimmia Ride, ANDREA SKIZZO MULARGIA – Superluce, MUSA – Empty, NDOX ELECTRIQUE – He Yay Naline, GAETANO NICOSIA – Odessa, THE NOISE PROPHETS – Edge of nowhere, NUBI SPARSE – Esco, ANDREA PACINI – Tulipano Nero, PAPER WALLS – Nere Favole, PAPIK / NICOLE MAGOLIE – Walkin walkin, PIQUED JACKS – Color shades, RAIDHO – Psycho, RE-X – Il Costo della Velocità, RIBELLA – Ti farò una foto, RUGGERO RICCI – Sole (lalala), ROGUE CHARLIE – Falene, LINO RUSSO – Mare mare ma, SAN LEO – J!OY, MARCO SANCHIONI – Il vecchio mondo (e quel che resta), THE SCURBATS – Bombshell, GIOVANNI SEGRETI BRUNO – Ti voglio bene, ALESSIO SELVAGGIO – Noi Tre, SARA SGARABOTTOLO – Non mi lasciare d’estate, SKW – Humans, ANGELO SICURELLA – Universo, SONOGUGLIELMO – Finta di niente, LORENZO STECCONI -Ambula ab intra, STONA – Mi ascoltasse il cielo, SVYTOLS – Benvenuti A Woodstock, PAOLO TESAURO – Il casolare, THE ANDRE – Alla Fine, UDS – Luna?, PIERO UFO – Collisione, VALY – Crisi esistenziale, RICCARDO VELLO – Tu Dove Sei, WILD STEEL – Come along, WIDTHOUT – In my own skin

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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