L’importanza di chiamarsi…

Come promesso in precedenza, torniamo sui nomi, argomento che fa fine e non impegna. Nomi, soprannomi, il modo in cui veniamo appellati rimane il dato caratteristico della nostra esistenza: Cicerone aveva un’escrescenza a forma di cece (cicero), Caligola deve il soprannome alla piccola calzatura del legionario e Bono prende ispirazione da un negozio di apparecchi acustici di Dublino, il Bonavox.

Capita così, nomignoli dell’infanzia, spesso molto imbarazzanti (ne sa qualcosa Massimiliano Pani/Paciughino), soprannomi dell’adolescenza, tags dei writers, nomi per band legati a momenti di una qualche importanza. Ecco quindi che gli Oasis decidono di non sottrarsi alla poca fantasia che aleggiava nel quartiere di Manchester in cui sono nati: lì Oasis era il nome di una compagnia di taxi, di un ristorante indiano, di una catena di negozi di vestiti e del club in cui suonavano i primi Beatles. Più originali i Duran Duran che almeno hanno visto un film di fantascienza, Barbarella, con una Jane Fonda mozzafiato, in cui il cattivo si chiamava appunto così, e i Misfits che si ispirano al film del 1961 con i “balordi” Clarke Gable e Marilyn Monroe.

 

Molto spazio viene riservato al gergo militare, dai Megadeth che scelgono il termine che nella seconda guerra mondiale indicava un milione di morti, ai Foo Fighters che si ispirano agli avvistamenti di “strane palle di fuoco”, sempre nel secondo conflitto, passando attraverso i geniali FUGAZI che riprendono lo slang della guerra del Viet Nam: Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In, cioè la brutta fine di chi torna a casa in un sacco.

Più ispirati e pacifici i Nirvana che si rifanno alla condizione di perfetta pace e serenità, allo stato di beatitudine spirituale dei Buddisti, quel momento di totale assenza di passioni o dolori fisici… forse avevano avuto un Green Day, termine dello slang americano con cui si indica “una giornata passata a farsi le canne” (ma come parlo?).

A casa nostra capita che un gruppo che canta testi che iniziano con “Tappetini nuovi, arbre magique”, decida di chiamarsi con la cilindrata del modello della Harley Davidson di cui sono appassionati, 883 e che un duo rap, gli Articolo 31, usi la Section 31 del Broadcasting act del 1960, secondo cui in Irlanda solo i partiti politici autorizzati dal governo potevano esprimersi attraverso i media, con buona pace del sacrificio di Michel Collins, ma non divaghiamo.

Sempre all’Irlanda e ai suoi matti di città fanno riferimento i Modena City Ramblers, mentre i Baustelle, elegantemente assorti nello sfogliare un vocabolario Italiano-Tedesco, scelgono un termine che contiene la parola “stelle”, il verso del cane e il pronome francese “elle”, lei: una meraviglia lessicale per indicare “lavori in corso”. E se i Linea 77 legano il proprio nome all’autobus che li portava in sala prove, i Subsonica si chiamano così per la contrazione di due titoli: “Sonica” dei Marlene Kuntz e “Subacqueo” degli Africa United. Più originali e sofisticati i Settembre Nero che fanno discendere i loro natali, nobili in questo caso, da un brano degli Area, ben ricordando che a chiamarsi così era anche il gruppo di fedayn palestinesi.

Nel terminare questa seconda puntata di nomi, nomacci e soprannomi, mi rivolgo alla raffinatezza allo stato puro di Lilith (nome d’arte di Rita Oberti) and the Sinnersaints e vi lascio con i versi di “Sympaty for the devil” degli Stones che hanno ispirato il loro nome.

Voi ispiratevi con la loro musica!

Just as every cop is a criminal

And all the sinners saints

As heads is tails

Just call me lucifer

Cause I’m in need of some restraint”.

Elena Miglietti

Elena Miglietti

Giornalista, appassionata di Medioevo e pallavolo, scrive favole. Per Coop ha coordinato per diverso tempo la redazione piemontese del periodico Consumatori, essendo anche membro della redazione nazionale. Da anni racconta l'esperienza delle cooperative Libera Terra, che lavorano le terre confiscate alla malavita dell'entroterra corleonese. E' fra i promotori del S.U.S.A. Collabora con Radiocoop dal 2010.

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