Riassunto aprile 2022. Tutte le recensioni

 

Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati. Nel mese di marzo 2022 abbiamo recensito 38 ALBUM e presentato 106 VIDEO.

Dall’inizio dell’anno RadioCoop ha recensito 160 album e presentato 500 video

ALBUM

ACID JACK FLASHED – The devil’s charm

Non c’era da dubitarne ma il nuovo album del duo lombardo è un vero e proprio gioiello di sapiente unione di ispirazione psichedelica tardo 60’s, prog folk, un costante gusto beatlesiano (con sguardi generosi a Kinks, Who e Small Faces) ma capace di flirtare con un approccio moderno e di deviare a piacimento in un brano punk rock o in uno country. Ben fatto, suoni perfetti, arrangiamenti sempre efficaci.

ADE – Amare

Esordio per la cantautrice abruzzese. Sei brani soft pop che guardano alla canzone d’autore, caratterizzate da una vena malinconica e dal carattere molto intimista. Arrangiamenti essenziali ma perfettamente adatti alla proposta. Una buona partenza.

ANNOZERO – Bile

I torinesi Annozero nascono dalle ceneri dei Black Wings of Destiny i cui membri a loro volta contavano esperienze in Concrete Block, Sickhead e Coda di Lupo. Formula semplice e diretta: potentissimo hardcore punk che flirta con il metal e riporta alla mente Raw Power e Upset Noise. Efficace, travolgente, devastante come è giusto che sia.

ARTURA – Some people falling

Matteo Dainese aka Il Cane, Deison, DJ Cic. 1, Tommaso Casasola sono i nomi del collettivo che firma il terzo lavoro della sua carriera discografica. Un progetto cerebrale e sperimentale che affianca kraut rock, avanguardia, ambient, post rock, conditi da un approccio psichedelico e da elaborazioni ben calibrate in chiave elettronica. Originalità e creatività vanno a braccetto in un album interessantissimo.

BACKDOOR SOCIETY – This is nowhere

Secondo album per la band piacentina e furioso, sparatissimo e ruvidissimo attacco garage punk/rhythm and blues. Ci sono grandi riferimenti, oltre all’amato 60’s beat olandese, dai Pretty Things e Downliners Sect, ai primi Stones fino al garage punk americano di Sonics e Monks e al quel sottobosco di nomi oscuri che troviamo nelle compilation “Peebles” e “Back From The Grave”. Un album “cattivo” e abrasivo, entro i limiti dell’eccellenza per chi ama il genere.

THE BASTARD SONS OF DIONISO – Dove sono finiti tutti?

Il trio trentino firma l’ottavo album di una carriera prestigiosa e ricca di soddisfazioni, confermandosi ancora una volta tra i migliori gruppi rock italiani. Il loro power pop melodico, che si avvale di linee vocali di pura eccellenza, occhieggia non di rado ai troppo poco considerati Knack con quell’intreccio di chitarre, potenza ritmica e irresistibili richiami Beatlesiani. Un ulteriore plauso per la durata dell’album (meno di mezzora), il tempo perfetto per un disco rock.

THE BEATERSBAND – Love I can B W You

Torna la band toscana con un 45 giri in edizione limitata e il consueto irresistibile sound Ramones, tra punk, surf e rock ‘n’ roll. La band ha affinato le sue qualità, è diventata ancora più efficace e matura e i due brani sono travolgenti.

BIG MOUNTAIN COUNTY – Klaus

Torna la favolosa band romana con un ep nuovo di zecca, intensamente psichedelico. Tre brani (e due remix) che ci accompagnano in vortici lisergici che vanno da “Tomorrow never knows” dei Beatles a certi voli dei Primal Scream in un ‘ottica mai revivalista ma totalmente moderna. Ennesima conferma di un talento di rara efficacia.

BIR TAWIL – In between

Incontro tra due musicisti migranti, Carlo H. Natoli (Erri, Gentless3, Skrunch, Blessed Child Opera etc.) e Dario De Filippo (Aiora, Le zouave Jacob, Collectif La Boheme, Guappecarto’, Skrunch etc.) e una serie di ospiti, Cesare Basile, Hafid Bidari (Bania, Orchestre National de Barbès,), Julie Mélina Macaire-Ettabaâ (Làk) e Baptiste Bouquin (Surnatural Orchestra). Il risultato è un fascinoso melting pot sonoro che attinge tanto dal folk mediterraneo come dal desert rock subsahariano, inserendo anche elettronica, ritmi ipnotici e mille altre influenze e suggestioni. Un lavoro tanto complesso quanto intrigante.

BORIANI – s/t

Esordio discografico sulla lunga distanza, prodotto da Enrico ‘Carota’ Roberto de Lo Stato Sociale (che porta parecchie influenze dalla sua band), caratterizzato da una canzone d’autore moderna, pop, in cui leggerezza e profondità vanno bene a braccetto. Il riferimento principale è la scrittura tipica (e l’approccio vocale) di Cesare Cremonini. Il taglio artistico è molto gradevole e gode di ottimi arrangiamenti. Una partenza con i fiocchi.

CARBAZING – Segno doppio

Un buon esordio con sei brani per il cantautore romano, all’insegna di una canzone d’autore dalla forte matrice pop. Ci sono echi di Samuele Bersani, Marco Ferradini e abbondanza della nuova scena indie pop nostrana. Partenza interessante.

CASA DEL VENTO – Alle corde

La band aretina festeggia i trent’anni di carriera (ricchissima di soddisfazioni e riconoscimenti, valga per tutti la consolidata collaborazione con Patti Smith) con un nuovo album con dieci inediti. Aiutati da vari ospiti (tra cui l’attore Neri Marcoré) proseguono nel loro consueto cammino genericamente definito “combat folk” ma che bene riassume il sound della band. Testi sempre acuti, intensi, impegnati, poeticamente politici, sound che attinge da folk, canzone d’autore, rock e quella tradizione “brit” che va dai Clash ai Pogues, passando per Billy Bragg. Come sempre, una certezza.

CORTECCIA – Quadrilogia delle distanze

Il duo di polistrumentisti milanesi, Pietro Puccio (voci, cori, batteria, percussioni, programmings) e Simone Pirovano (tastiere, basso, percussioni, iPad, programmings, convertitori) torna con il secondo capitolo delle “quadrilogie”. Sonorità elettroniche, sospese e sinuose, per un progetto sempre più interessante.

PIERO COSTA – Curiosandosi

Il cantautore lombardo esplora in modo personale e con intensità, varie sfaccettature della canzone d’autore italiana (a cui dedica riusciti omaggi reinterpretando canzoni di Gaber, Lolli, Gaetano oltre a una di Lilith and the Sinnersaints). Il taglio è prevalentemente acustico, il tono sostenuto, i brani sempre bene arrangiati. Ottimo.

MARCO DEL PAPA – Businness

Otto divertenti brani ispirati esplicitamente dal più classico rock ‘n roll anni Cinquanta (da Elvis a Jerry Lee Lewis) ma con un’anima italiana che riporta a Paolo Belli o Edoardo Bennato, grazie anche a un groove swing che caratterizza molti brani. Suono pulito, arrangiamenti adeguati, tanta energia.

DESERT KOSMO – LXVIII

L’esordio del trio romano è un intrigante condensato di influenze che abbracciano un contesto ampio, andando dallo shoegaze, alla psichedelia, al post rock, con impennate chitarristiche dal sapore quasi grunge. Le atmosfere sono spesso sospese, gli arpeggi chitarristici il tratto dominante, l’incedere ritmico talvolta si spezza ma crea uno strato ipnotico e pulsante che accompagna alla perfezione i sei brani (oltre a un breve interludio). Molto personali, una buona partenza.

DINGECCO – Bacanadera

Nuovo album del producer e compositore D.In.Ge.Cc.O. (nome d’arte di  Gianluca D’Ingecco). Un lavoro particolarmente interessante, in cui la programmazione e l’elettronica vanno fianco a fianco allo studio della musica sudamericana, acquisiscono modalità lounge, assorbono influenze soul e funk, si muovono in un contesto cinematico fascinoso ed efficace. Ottimo.

SAMUELE FORTUNATO – Brevi apparizioni dal mondo sottile

E’ un esordio riuscitissimo quello del cantautore comasco. Intenso, dalle atmosfere rarefatte, con il cuore e l’anima nella migliore tradizione della canzone d’autore italiana (Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Enzo Jannacci) ma la mente al presente, con arrangiamenti minimali che riportano talvolta a Radiohead e Sigur Ros. Personale, originale, bello.

FLORIANA FOTI – Seven colors

La cantante e compositrice catanese ci propone un album elegante e raffinato con nove brani eseguiti e interpretati con estrema grazia e classe. Le sonorità partono da un jazz classico fondendosi con influenze mediterranee e world music, culminando con una sublime versione di “Dolcenera” di De Andrè che assimila ritmiche e un gusto bossa. Album riuscitissimo.

PAOLO FUSCHI – The outsider

Il cantante e chitarrista siciliano, da anni in Inghilterra a macinare blues e soul, mette a frutto tutta la sua esperienza in un intenso ep di quattro brani blues, shuffle, rock blues, tra John Mayall, Stevie Ray Vaughan, la benedizione di Muddy Waters e John Lee Hooker. Sonorità scarne, crude ma allo stesso raffinate ed eleganti. Perfetto per gli appassionati del genere.

HLFMN – Double mirror

Nuovo album per il producer romano HLFMN (Half Man), un concept che contrappone materiale/definito con l’immateriale/indefinito; due mondi opposti ma comunicanti fra loro. Musicalmente è un indefinibile mix di influenze che vanno dall’elettronica spinta, all’ambient, alla techno. Un viaggio sonoro molto personale ed interessante.

IL GRIDO – Plastica

Suona un mix di grunge, pop rock, alternative, la band romana, attiva da un lustro e con un album e un ep alle spalle. Il tutto condito da un’impronta elettronica, qualche cenno rap, una vocalità in primo piano e arrangiamenti puliti ed efficaci. Ci sono echi di Le Vibrazioni, Velvet, Bastard Son of Dioniso ma anche molta personalità. Buono.

LLEROY – Nodi

La band marchigiano/bolognese firma il quarto album di una carriera che ha superato i tre lustri. Sound estremo tra hardcore punk, influenze heavy, noise, impatto massiccio, groove potentissimo. La mente va a nomi come Helmet e Melvins ma nel tempo il trio ha aggiunto una buona dose di personalità. Ottimo.

ELISABETTA MATTIA – Gioia kaleidoscopica

Frizzante, divertente, pulsante, riuscitissimo l’album di Elisabetta Mattia. I dieci brani si muovono su coordinate electroswing, spaziano nella dance, nel pop elettronico, perfino reggaeton, ma con una base che attinge dalla tradizione della canzone d’autore. Un percorso poco praticato nel panorama italiano che rende il lavoro ancora più originale e appetibile.

MONTONE – Una lunga notte

Un ep che riesce a unire una vena cantautorale con sonorità elettroniche, pennellate rap e un mood urban. Il tono è malinconico, gli arrangiamenti buoni, la scrittura personale. Un nome da tenere d’occhio.

OCEANI – Un romanzo di Stephen King

Un buon esordio per il cantautore romano. Cinque brani non lontani da suggestioni Battistiane e con un’anima che riporta a Lucio Dalla ma con un’abbondante dose di moderna canzone d’autore e di personalità. L’ep fila via gradevole e con freschezza. Un’ottima partenza.

FRANCESCO PAOLO PALADINO – Barene & other works

Un nuovo lavoro del funambolico artista piacentino, musicista atipico e assemblatore di suoni. Che questa volta sono accompagnati dalle splendide opere di Maria Assunta Karini a cui questo album fa da colonna sonora, in una confezione elegante e lussuosa. Musica ambient, sperimentale, avvolgente, catartica, ipnotica, sospesa, cosmica.

UMBERTO PALAZZO – Belvedere orientale

Umberto Palazzo ha alle spalle una lunga carriera artistica con nomi di primo piano della scena “indie” italiana (dai Massimo Volume ai Santo Niente). L’ultima incarnazione lo vede vestire i panni cantautorali (spaziando da Lucio Battisti ad Alan Sorrenti) ma con una vena soul/funk/disco che riporta alla scena inglese degli anni 80 (Style Council, Orange Juice e paraggi). Come sempre, siamo dalle parti dell’eccellenza.

THE PARTNERS IN CRIME – Chain breakers

Simone Di Maggio, leader della Rock’n’Roll band “The Astrophonix” e considerato uno dei migliori chitarristi europei, e Angelo Castiglione, leader della “Shame Blues Band”, apprezzato come uno
dei più cristallini talenti dell’ armonica blues, sono insieme in questo progetto dal 2014 e hanno accumulato una lunga serie di esperienze discografiche e concertistiche. Il nuovo lavoro segue le caratteristiche consolidate del loro sound, tra rockabilly (Stray Cats in primis, vedi “Cheatin little baby”), swing, jive, blues, rock blues, doo wop. Il tutto con una classe e una maestria di primo livello.

 I RAGAZZI DEL MASSACRO – Juvenile street

Torna la band milanese, dopo un buon album d’esordio e un ep, con un lavoro di dieci brani che conferma la loro predilezione per il post punk inglese a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, spaziando dai Cure di “Pornography” al primo Nick Cave solista, passando attraverso Sisters of Mercy e i Bauhaus di “Burning from the inside”. Filologici nella scelta dei suoni e delle atmosfere, efficaci e intriganti.

SACROMUD – Ordinary day

Eccellente nuovo capitolo del progetto che ruota intorno al chitarrista-compositore Maurizio Pugno. Dodici brani di fangoso blues che attinge dalle atmosfere minacciose dei peggiori luoghi di New Orleans ma anche dal cuore profondo dell’America sonora in cui si fondono soul, funk, gospel, rhythm and blues. In perfetto equilibrio tra Jack White e Fantastic Negrito con Dr.John a benedire. Album spettacolare!

SEBASTIAN STRAW – Wet by the rain

In attesa del nuovo album Sebastian Straw anticipa il contenuto con un ep di tre brani, realizzati in collaborazione con Livio Magnini dei Bluvertigo. Tre brani di spedito pop rock che guardano in filigrana alle atmosfere care al Brit Pop, ben realizzati e compositivamente di ottimo livello.

SIR BONE AND THE MOUNTAN SAILORS – Wicked games

Stefano Raggi, cantautore romano scappato sui monti del Piemonte ci offre un repertorio di intense ballateche potrebbero essere state composte in qualsiasi sperduto villaggio dell’entroterra americano. Country, blues, Johnny Cash, Bob Dylan, Neil Young, Bruce Springsteen, John Cougar riuniti in dieci ballate acustiche, malinconiche e narrative, piene di pathos e anima. Un disco da assaporare lentamente.

TENEBRA – Moongazer

Secondo album per la band bolognese che sforna un rovente gioiello di eccellenza hard n heavy. Radici piantate nel classico (dai Black Sabbath ai Blue Cheer, Hawkwind al rock blues a cavallo tra i 60 e 70) ma sguardo in avanti, piedi, cuore e testa nel presente. Grandi suoni, attitudine perfetta per un album suonato con estrema competenza, voce potentissima, canzoni di primissima qualità.

VERANO – Supra (parte prima)

Tre nuovi brani per la brillante cantautrice, prima parte di un progetto più ampio che si svilupperà, durante l’anno, in tre EP. Un pop etereo, sospeso, dal mood quasi ambient, dai connotati elettronici che guarda tanto a Bjork quanto a Radiohead e Billie Eilish. Approccio usualmente poco praticato dalle nostri parti che rende questo primo episodio ancora più intrigante.

VERCINGETORIGE – s/t

Il suggestivo nome d’arte di Fabio Ripanucci nasconde un lavoro d’esordio di personalità e dai tratti distintivi, tra elettronica e uno sguardo profondo alla canzone d’autore italiana, dalla tradizionale a quella più moderna e attuale. I brani hanno una costruzione sempre originale, l’approccio vocale è molto teatrale, il sound si avvita intorno ad atmosfere sospese e avvolgenti, quanto, a tratti, ostiche e sperimentali. Interessante e originale.

WUNDERKAMMER – Tic Tac Drin Drin

Alle spalle un 45 giri e una carriera interrotta, il progetto di Nik Maffi, funambolico agitatore culturale, musicista e tanto altro, prosegue con un CD dichiaratamente Dadaista (vedi anche i testi in cui è stata spesso usata la tecnica del cut up) che raccoglie l’eredità di un gruppo troppo frequentemente dimenticato e sottovalutato, i Residents (a cui affianca l’attitudine dei primi Devo). La strumentazione usata comprende tastiere giocattolo Casio vintage, risalenti agli anni ’80 e ’90 oltre ad un sintetizzatore Casio. Il risultato è curioso e bizzarro ma soprattutto creativo e originalissimo.

YESTERDAY WILL BE GREAT – The weather is fantastic

Esordio per il trio romagnolo, registrato con la supervisione di Nicola Manzan. Album strumentale che abbraccia prevalentemente sonorità post rock, non lontane dai Sigur Ros, ma che non disdegna un afflato psichedelico e sguardi occasionali allo shoegaze, che stemperano il mood statico e sospeso che pervade i sei lunghi brani.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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