Riassunto settembre 2021. Tutte le recensioni

 

Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati. Nel mese di settembre 2021 abbiamo recensito  44 ALBUM e presentato 120 VIDEO.

Dall’inizio dell’anno RadioCoop ha recensito 352 album e presentato 1.163 video.

GLI ALBUM:

AMORE PSICHE – Scoprire

Il trio milanese scrive un eccellente album, in cui vanno a braccetto dream pop, un approccio molto psichedelico, tinte folk, e composizioni talvolta vicine alle ballate della prima Cristina Donà. Qualità artistica a livelli molto alti e una personalità che spicca immediatamente e si fa largo nella marea di nuove uscite, uscendone alla grande, grazie a tanta originalità, freschezza, convinzione. Bravissimi.

AMUSIN’ PROJECTS – Mistery in the making vol.3

Stimolante e interessante il percorso di Arsen Palestini, in arte Amusing Projects. Nel terzo ep coniuga rap, trip hop, elettronica, jazz, escursioni più crossover come “Worst case scenario” in odore di Rage Against the Machine e Beastie Boys. Questi ultimi sembrano essere la principale ispirazione (periodo “Check your head”) di Amusing Projects, il che è un complimento. Ottimo lavoro, pieno di spunti e ispirazione.

BLUE MARBLES – Walk on

Un album “fuori tempo” che mette insieme freschezza, gentilezza sonora, suoni color pastello, delicatezza, con influenze folk, country, blues. Cantato in inglese, trova una collocazione agevole anche in un potenziale mercato internazionale. Atmosfere malinconiche e autunnali, album bello e gradevolissimo.

BOAVISTA – Lì dove ci sono le stelle

Ci sanno davvero fare i ragazzi bolognesi. Muoversi con così tanta disinvoltura nel difficile ingorgo del pop rock di matrice italiana è arduo. Soprattutto, a fronte di una continua messe di nuove uscite, distinguersi e non confondersi è sempre più complesso. I Boavista, nonostante percorrano sentieri già ampiamente tracciati, ci riescono in virtù di una perfezione stilistica di rara qualità, a cui aggiungono un’eccellente perizia esecutiva e una pulizia negli arrangiamenti di altissimo livello. Nel loro sound ci sono tracce di rock alla Vasco, Negrita, Timoria, il pop rock (spesso nelle inflessioni vocali) di Biagio Antonacci, Nek, Gianluca Grignani, echi di Modà, Paolo Mengoni e Negramaro. Sono coordinate da cui traggono spunto per un discorso personale, davvero ben fatto. e con un ampio potenziale commerciale.

DADO BARGIONI – Il pezzo mancante

Il nuovo album del cantautore monferrino è un sapiente e godibile minestrone con ingredienti buoni e saporiti. La canzone d’autore italiana è protagonista ma gli arrangiamenti che attingono da pop, rock e pennellate jazz contribuiscono a rendere l’insieme composito e originale. Molto bella la scrittura, eccellente l’esecuzione strumentale e notevole il gusto nella scelta dei suoni. Promosso a pieni voti.

FEDERICO CALCAGNO – Piranha

Vincitore del Premio Internazionale Giorgio Gaslini 2020, Federico Calcagno si propone con un album di non facile fruibilità ma di grandissima intensità e spessore creativo. La matrice jazz introita influenze di musica da camera, musica classica contemporanea, Terry Riley (“The rite of strings”), elementi free, sperimentazione, aperture più tradizionali. Gli amanti del jazz meno prevedibile apprezzeranno.

CECILE – La fine della festa

Il duo musicale toscano composto da Tommaso Mori e Stefano Sestani all’esordio con un ep di grande classe, in cui hip hop, rap, un pizzico di Coma_Cose, riferimenti funk e soprattutto jazz si coagulano alla perfezione. Interessante e particolarmente riuscito.

GIUSEPPINA CIARLA – A ticket home

Un lavoro affascinante, intrigante e coraggioso. Mettere insieme arpa classica, voce e brani pop (“Billie Jean” di Michael Jackson o l’evergreen “Que sera, sera”), tradizionali come “Bella Ciao”, il Piazzolla di “Libertango” non è facile. Ma la versatilità, gli arrangiamenti geniali, la pulizia del suono, una voce superba, un’anima soul, conferiscono all’album un livello di eccellenza.

CLAUDIO – Sings like a woman

Claudio Marongiu alle prese con una particolare escursione solista lontano dai suoi Sporcaccioni. Nove cover (scelte molto competenti, inusuali e particolari) di artiste femminili, da Wanda Jackson alle Runaways, Bonnie Raitt e il grandissimo/a Wayne County. Rock/blues/soul con una venatura punk, tanta passione e groove. Ottimo.

ALESSANDRO CORVAGLIA – Out of the gate

Alessandro Corvaglia è la voce voce di alcune tra le migliori espressioni del prog rock italiano, dai Delirium a La Maschera di Cera, Hostsonaten, Mr. Punch. Il suo esordio solista è un magniloquente album di classico prog anni 70, sia da un punto di vista compositivo che nella scelta di suoni e arrangiamenti. Assolutamente perfetto nell’omaggiare il periodo d’oro del genere (con rimandi a Genesis, Yes, i prii King Crimson) anche con l’aiuto di strumentisti a dir poco eccellenti, come Gordon Giltrap , Cesareo, la band Il Giardino Onirico, Martin Grice (Delirium, La Maschera di Cera), Andrea Orlando (La Coscienza di Zeno, Finisterre) e Marcella Arganese (Ubi Maior, Mr. Punch). Per gli amanti del genere un ascolto indispensabile.

DANA PLATO – Wrong quotes

Interessante e coraggioso fare riferimento sonoro a influenze “lontane” come quelle che imperversavano nella new wave dei primi anni Ottanta (da Siouxsie ai Japan, passando per il funk contaminatissimo dei Talking Heads e a sguardi all’ala più goth dark, dalle parti dei primi Cure e anche degli esordi degli Spandau Ballet). Ma la trasposizione in chiave attuale rende il tutto fresco e moderno, consegnandoci un esordio d sicuro interesse.

DEVIL TOWN – Zoomy Stuff

La band sarda picchia forte, è grezza, mischia il rock ‘n’ roll più primitivo con il punk e melodie di sapore 60’s, guarda con molta attenzione alla lezione di X, Cramps e Gun Club. Dopo l’album “Devil Town” e l’ep “Come to daddy” torna con un furibondo live in cui esprime al meglio la carica del suo sound. Assalto punk ‘n’ roll di primissima qualità, grande band.

DR. SNAUT – Me ne rendo perfettamente conto

Album strumentale per l’esordio del trio pisano, alle prese con un mix cinematico di post rock e jazz, con le radici piantate nell’alveo dell’improvvisazione. I dieci brani corrono veloci e gradevoli, si lascia apprezzare la perizia strumentale di primissimo livello e per alcune soluzioni ritmiche e melodiche che riportano al gusto delle colonne sonore dei polizieschi degli anni Settanta. Interessante.

VALENTINA FIN ENSEMBLE – Kurt!

Affascinante rilettura del repertorio di Kurt Weill in cui la voce limpida, potente, pulita di Valentina Fin, accompagnata dal pianista Mauro Spanò e da un quartetto d’archi, rilegge quattro composizioni del musicista tedesco, aggiungendo due composizioni autografe in stile. Un tocco di jazz e di musica contemporanea rende il tutto attuale e particolarmente originale.

GAZE OF LISA – Sinonimi contrari

La band di Matera giunge all’esordio discografico muovendosi su sentieri musicalmente desueti di questi tempi. I riferimenti guardano all’electro synth rock che abbiamo conosciuto in particolare con i BlueVertigo, a cui si avvicina anche la struttura compositiva dei brani. Un pizzico di Subsonica e Battiato completano il quadro, decisamente apprezzabile.

MASSIMO GERMINI – Qualcosa di familiare

Da lungo tempo chitarrista di Roberto Vecchioni (che canta nella canzone che dà il titolo all’album), Germini torna all’occasionale parentesi solista con undici raffinati brani, tra canzoni ed episodi strumentali in cui la tecnica e il gusto emergono prepotentemente. Brani intrisi di romanticismo e malinconia, spesso sospesi e aerei. Un disco di grandissima qualità e spessore artistico.

AMEDEO GIULIANI – Il viaggio di Chinhook

Una carriera ventennale tra concerti e varie uscite discografiche precedono il terzo album del cantautore pescarese. Nell’album convergono molte caratteristiche della canzone d’autore italiana (De Andrè, Guccini, De Gregori, Fossati), un taglio di classico rock (tra Bruce, Nomadi e Ligabue (“Gabbia di vetro”), un’anima folk e una blues (“Artista di strada”). Un ottimo album, attuale e moderno, basato su solide fondamenta creative.

GIUNGLA – Turbulence

Emanuela Drei, musicista di base a Milano con il nickname di Giungla, torna con un interessante ep di elettronica, synth pop, electro pop e varie sfumature più inclini al rock. Un lavoro molto ben concepito ed eseguito che lascia intravedere ottimi sviluppi futuri.

KOKADAME – Sarà l’aria della Val Tidone?

E’ ovviamente l’aria della Val Tidone a creare i mostri più devastanti del rock ‘n’ roll e affini. Anche i Kokadame rientrano nel novero ma riescono a essere ancora più sguaiati e aggressivi del solito. Punk rock debitore agli Skiantos ma anche buone dosi di AC/DC e Judas Priest a condire testi, per così dire, “espliciti”. Benvenuti in Val Tidone.

JUNE 1974 – Rebus

Prosegue la iper prolifica carriera discografica di Federico Romano con il nome d’arte June 1974. Il nuovo album, sempre rigorosamente strumentale, ci porta in atmosfere pop rock con momenti che ci trascinano tra ambient, sperimentazione, psichedelia, fusion, prog, evocando il tratto abituale di nomi come Mike Oldfield o dell’Alan Parsons Project. Ospite d’eccezione Richard Fortus dei Guns N Roses. Come sempre un prodotto di formato e qualità impeccabili.

LE CANZONI GIUSTE – Felici e contenti

L’album è un concept composto da undici tracce, diviso in tre atti, un racconto che parte dalla creazione dell’universo, con uno sguardo particolare al Pianeta Terra. Sempre difficile agire in questi ambiti dopo che l’Italia ha avuto nomi come Skiantos e Elio e le Storie Tese a monopolizzare il contesto “ironico/demenziale” (concetto riduttivo ma giusto per circoscrivere il mondo della band abruzzese). Le Canzoni Giuste riescono a essere invece originali, tra elettronica, disco, punk, rock, dance, testi azzeccati, con un risultato finale compositivamente ricercato e raffinato e un ascolto più che gradevole.

LIBERTANGO 5TET – Point of no return

Il nuovo album di Francesco Calì, fisarmonicista catanese, Gino De Vita, chitarrista marsalese, Marcello Leanza ai fiati, Giovanni Arena al basso e Ruggero Rotolo alla batteria, prosegue un lungo percorso artistico in cui confluiscono jazz, tango, atmosfere latine, influenze mediterranee. Il nuovo album, ricco di estro, fuoco, impeto ma anche di languide e dolenti note, non fa eccezione e ci regala momenti di pura eccellenza. Fresco, divertente, ammaliante.

LUCIANO MACCHIA CROONER – L’estate che va

Il trombonista e cantante lucano, milanese d’adozione, stupisce con un album fresco e frizzante che indulge spesso in ritmi ska e in generico levare ma in cui confluiscono anche influenze balcaniche, jazz, funk e folk mediterraneo. Le canzoni sono sempre molto godibili, eseguite con grade gusto e padronanza della materia. Ottimo lavoro.

MAELA – T’insegno l’amore

Maela (Chiappini), già voce con l’Orkestrina del Titanic, Il Quinto Elemento, Viaggio di un poeta, all’esordio solista con l’aiuto di Lorenzo Del Pero. Album intenso, dai toni drammatici, quasi teatrali, diretti ed essenziali, con una postura lirica molto personale. Non mancano riferimenti che riportano a Milva e Gabriella Ferri ma c’è un tratto distintivo e originale che prevale e rende l’album molto interessante.

MAGGOTT MADNESS – Still alive

Simone Mura all’esordio su cassetta con il nickname di Maggott Madness. Quattordici brevi brani lo-fi minimali in cui riesce a mettere insieme Syd Barrett, Gary Numan, gli Sparks, un approccio psichedelico e un’attitudine punk. Molto personale e cool.

DANIELE MAMMARELLA – Moonshine

Secondo album per il chitarrista pescarese, maestro di fingerpicking dal tocco delizioso. L’album abbraccia diverse influenze e riferimenti ma, nei tredici brani autografi, è il blues uno dei tratti principali. L’ottima registrazione, chiara, pulita, presente, esalta la peculiarità di un suono basico ed essenziale.

MARONGIU & I SPORCACCIONI – Aspettando Romolo

Dalla provincia di Gorizia e con il loro tipico dialetto bisiaco, Marongiu e i Sporcaccioni firmano un secondo album che prosegue il consueto percorso della band. Un rock blues chitarristico aspro che si muove su schemi classici ma viene arricchito da una vena ironica e divertente, talvolta volutamente sguaiata e scurrile, con influenze folk e vari altri riferimenti che rendono il lavoro sempre variegato e stimolante. Una sorta di connubio tra Elio, Skiantos e Squallor che rende l’esperienza pressoché unica.

LE MONDANE – Taddeo

Secondo album per la band novarese, nove brani autografi e una cover (un ottima versione rock di “Nuvolari” di Dalla), all’insegna di un folk rock diretto e crudo dalle tinte pop, molto ben eseguito e ricco di spunti cantautorali che guardano alla migliore tradizione della canzone d’autore italiana. Riportano alla mente i migliori Yo Yo Mundi ma possono vantare una notevole originalità e personalità. Ottimo lavoro.

OLDEN – Cuore nero

Davide Sellari, in arte Olden, torna in studio dopo un anno dall’eccellente “Prima che sia tardi” (https://www.radiocoop.it/olden-sia-tardi/). Affiancato da Flavio Ferri nella produzione e da Pierpaolo Capovilla nella composizione di due brani, ci ripropone un lavoro all’insegna di un sound scuro e drammatico, in costante bilico tra post punk, canzone d’autore e una vocalità molto vicina a quella di Manuel Agnelli. Non a caso gli Afterhours sono tra i riferimenti più immediatamente percepibili. Lavoro comunque molto personale e particolare, ricco di sunti e suggestioni.

ONCE WERE SIXTY – The flood

La band vicentina di Marco Lorenzoni e Luca Sella registra “in casa”, applicando il classico marchio lo-fi a un mix di influenze psichedelico/Barrettiane, slowcore, post rock. Atmosfere sospese che guardano ai Low e più spedite che ricordano i Pavement. Perfetto per gli amanti di questo ambito.

ORGANICA – Strane visioni di giorni normali parte 1

Torna all’incisione la band milanese a ben 13 anni dall’esordio. Dieci brani di potente pop  che unisce sonorità molto fruibili e di immediato impatto a un’impostazione decisamente rock. Un prodotto molto ben confezionato, sia in chiave produttiva che nella cura degli arrangiamenti e nell’esecuzione. Ottimi gli spunti compositivi che consegnano al duo composto da Alessandro Pisacano (testi voce e chitarra) e Attilio Scala (Bassista, Polistrumentista). un enorme potenziale commerciale.

PANDA CLAN – Circumvention

I milanesi PANDA CLAN si ispirano liberamente al pensiero di Noam Chomsky, linguista, teorico della comunicazione, sociologo e filosofo anarchico libertario statunitense, uno dei massimi esponenti della critica al sistema capitalista. Musicalmente in questo ep d’esordio incrociano con modernità e competenza una componente elettronica che si unisce a un’anima rock metal hard, non disdegnando linee melodiche ricercate. Il risultato è molto personale e “misterioso” e lascia presagire future evoluzioni molto interessanti.

PENSIERO NOMADE – Un cerchio perfetto

Settimo album Salvo Lazzara con Pensiero Nomade, laboratorio di nomadismo musicale che il polistrumentista ha fondato con l’obiettivo di coinvolgere temi, provenienze, ispirazioni e culture diverse, sin dal debutto del 2008. Il nuovo lavoro è un delicato e intenso viaggio sonoro tra jazz, musica classica contemporanea, rimandi folk, ambient e world. Lo spettro dei riferimenti è molto ampio ma si fonde alla perfezione grazie a una tecnica raffinata, arrangiamenti precisi e tanta personalità.

ROOMMATES – Live Arena Festival

Registrato live nell’estremo ponente ligure ci arriva un poderoso live che ben rappresenta l’hard rock tinto di rock blues della band. Tredici brani che volano su ritmiche serrate, riff chitarristici e voce perfettamente consoni al genere. Il risultato è godibilissimo, tanto quanto le due cover: “War pigs” dei Black Sabbath e una veloce “Call me the breeeze” di JJ Cale.

R.Y.F. – Everything burns

Francesca Morello, in arte R.Y.F., con il determinante aiuto di Andrea Cola (Sunday Morning) e sotto la supervisione del polistrumentista e musicista Bruno Dorella (Ronin, OvO, Bachi da Pietra), pubblica un album dall’incedere solenne che attinge dall’elettro wave degli anni 80 e dalla dark wave dello stesso periodo. Gi otto brani autografi guardano a Siouxsie, Bowie, Nine Inch Nails, la prima Anna Calvi. Un lavoro interessante, particolare e personale.

SAVNKO – Young demons

L’esordio del giovane producer milanese, già di stanza a Londra, raccoglie diverse suggestioni, declinate in chiave strumentale che attingono principalmente dall’elettronica ma non disdegnano anche momenti rock e altre contaminazioni. Un percorso piuttosto personale e passibile di buoni sviluppi.

SEX PIZZUL – SuperSocrates

Il trio fiorentino torna con un ep che come sempre rende onore al calcio più “pop(olare)”, dedicando questa volta l’attenzione al grande Socrates, il “presidente” della Democrazia Corinthiana (storia molto apprezzata dai veri calciofili). Musicalmente siamo al cospetto di un discofunk impazzito e fuori dai canoni tradizionali che ancora una volta ne conferma l’originalità e la personalità.

SLOKS – A knife in your hand

Un infernale tuffo in un calderone ribollente di garage punk, di Cramps, Suicide, Screamers, Chrome. Suoni compressi, abrasione totale, ritmica essenziale, pulsante, ipnotica. Un incubo sonoro in cui è splendido cullarsi.

SORRY, HEELS – She

La band frusinate torna con un lavoro che sposta le coordinate sonore verso atmosfere che mischiano shoegaze, dream pop, new wave, post punk con una virata decisa verso l’elettronica. Un lavoro di spessore, che guarda al passato ma che si pone in un’ottica moderna e futurista.

ALESSIA TONDO – Sita

La musica popolare interpretata e proposta (con brani originali scritti dall’autrice) in base al concetto di “musica del popolo”. C’è la componente folk (nello specifico Salentina) ma soprattutto una visione avanguardistica e sperimentale, coraggiosa e fresca. Voce potente, chiara, suggestiva e penetrante. Un album da ascoltare e di cui godere.

GIACOMO TONI – Ballate di ferro

Lasciate le avventure in chiave “piano punk”, il terzo album dell’artista romagnolo svolta verso una forma cantautorale più tradizionale, con Francesco De Gregori (“Gli autobus”) a fare da traino ispirativo ma con la canzone d’autore italiana (e non solo, Randy Newman e Leonard Cohen emergono a tratti, ad esempio) costante presenza, in tutte le sue più svariate forme. C’è anche una generosa dose di blues e un po’ di rock a condire il tutto. Ottimo, soprattutto a livello compositivo.

VANVERA & GOLDEN BIRDS – Gloom Age Plumage

Dalla Sardegna un album di notevole caratura stilistica e compositiva che attinge da svariate influenze, dal blues più torrido al rock ‘n’ roll venato di punk e senza compromessi. Johnny Cash, Nick Cave, Gun Club si affollano a chiedere la precedenza nell’elenco delle citazioni ma il tratto è sempre personale e originale. Album eccellente.

VIEWS – Homo dust and bust

Ritornano dagli anni 80 i grandissimi Views, guidato dalla sapiente chitarra, voce e firma di Giovanni Ferrario (alle spalle esperienze con PJ Harvey, Morgan e tanto altro). E i sette brani confermano la qualità del loro classico psych rock che attinge da Dream Syndicate, Lou Reed, Modern Lovers, Television, Velvet Underground. Sound chitarristico scarno e ruvido, voce perfetta per il mood, grandi canzoni. Eccellente!

ROBERTO ZANETTI QUARTET – Mother Afrika

Interessante e viscerale concept dalla forte componente a sfondo sociale, un racconto musicale di storie afro-americane al femminile. Il lavoro si sviluppa su evidenti coordinate jazz ma che assemblano anche spunti dalla musica popolare africana, dal gospel, da tratti di musica classica. Intenso e viscerale ma anche molto gradevole all’ascolto.

 

ABBIAMO PRESENTATO I SEGUENTI VIDEO:

MARCO ALBANI – Mari Mari Miu, ADA – Something good, ALEFE – Under cover of darkness, ALTAPRESSIONE – Paradiso libre, ARBITRI ELEGANTIAE – Terragobba, ASIA ARGENTO – I’m broken, FRANCESCO AUBRY – Novecento, AUTUNE – Apple, BARBERINI – Tempura nostalgia, BEBA, WILLIY PEYOTE – Meno male, BILBOSA – Neon, BOAVISTA – Li’ dove ci sono le stelle, DAVE BOLO – This is the foo, NICOLAS BONAZZI – La mia cyclette, DINO BRANDAO – Bouncy castle, BREAK ME DOWN – Army of me, DAVIDE BUZZI – Come stai?, ROBERTO CASANOVI – Fuori di qua, GIANLUCA CENTENARO – E’ l’amore che resta, GIUSEPPINA CIARLA – Que sera, sera, CILIARI – Giornata di merda, FRANCESCO COSTANTINI – Take me home (Londra), FRANCESCO DAL POZ – Estate spaziale, VITTORIO DE SCALZI – Frequentatore dei tramonti, DROWN IN SULPHUR – The crawling chaos, ESSENZIALE – Autostima, GIANLUCA FERRANTE – Kore, MARGOT FERRARI – Non è peccato, LINO GAETANO – Si alza il vento, GAVRILL – Want to stay, GE WORLD – Radical chic, GENTE- + noi – io, GIORGIA GIACOMETTI – Scossa, OSCAR GIAMMARINARO – La musica magica, ERIKA GIANNUSA – Dark stone, THE GLUTS – Love me do again, LESTER GREENOWSKI – The perfect time to react,  HEAT FANDANGO – Reboot system, HERRE’ – Lettera a me stesso, HOKA HEY – Mancanze, HOSTILE – Natante, KEEMOSABE – Hey brother, KENTO – Come Ginobili, KICK – Sirens never sleep,  I COLONNELLI – Interceptor, IGUANA – Fuori ora!, IMANY – Like a prayer, INNER CODE – Bu(io), IOZ – Luna, JELLY THE ASTRONAUT – Home, FRANK JULIAN – Vortice, JURY – Watching the others, LA BALDI – Domani verrà, DAIMON LAI – Viaggio astrale, LIBERTANGO 5TET – I’ll be there, LIME JUICE – Malibu, LO STATO QUANTICO – L’alba di Milano, LUCYA – Che cosa sei, GIACOMO LURIDIANA – Cobra, LUCIANO MACCHIA CROONER – L’estate che va, MAESTRAL – Par Ti, MALAVOGLIA – Hamilton vs Verstappen, EMANUELE MARESCA – Il tempo di…, MARIA – Basterebbe, MARONGIU E I SPORCACCIONI – Dischi,  MARTE -Ciclope, DANIELE MARTONE – Andata&Ritorno, MELANCHOLIA – Medicine, MESA & ESPOSITO – Che Guevara, MIDA – Ricordarmi di scordarti, MIDOUT – Margherita e Narghilé, MILLENNIUM BUG – Blue, MIRKOEILCANE – Francesca e basta, LE MONDANE – Taddeo,  MONTECENERI – Heimweh, ERICA MOU – Lo zaino sul treno, MUERTISSIMA – Inquisition, NEM – Anidride, OLDEN – Cuore nero, IRENE OLIVIER – BE2, ORGANICA – Dr. Faust, NICK OVER – Piano invisibile, OVERA – Polvere, MY GIRL IS RETRO – Tango! Atto I, PANDA CLAN – Ashtray, SIMONE PASTORE – Fermale, FRANCESCO PECS – Apologia del kebab, PFR – Mamma d’o Carmene, PRINZ – Venti, MASSIMO PRIVIERO – Redenzione, PURPLE X – Verso il mare, PUSHMMUA – Risalire, ROBIE C. – Libertà, ROMTE – Tornerai, ROSASPINA – Julie Cooper, DANIELE ROTONDO – Bipolare, LUCA RUSTICI – Change the world, SADA – Sunset Blvd, SAMARITANO – Rosanna, SANLEVIGO – Nei panni sporchi di Venere, SENNA – Matematica, SLOKS – No makeup, EMIL SPADA – gabbie d’oro, SPIRITBOX – Hurt you, STARSHIP9 – Maya girl, STONA – Vietato abbandonare i sogni, BRUCE SUDANO – Do Be Do, TALES – Song in the dark, TACOBELLAS – Lazy sunday, THEVERSO – Dove tutto può succedere, TIINA – Falena,  TIN WOODMAN – Lovers, VALENTINA TIOLI – Nina, ALESSIA TONDO – Aria, TRENITRENITRENI – Hogamanay, GLI ULTIMI – Favole, VIRTUS – Bring joy, MARIO VENUTI – Figli delle stelle, VOLO ALTISSIMO – La mia strada. YOSONU – Tristi per caso

Antonio Bacciocchi

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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